C’è chi nel deserto cerca silenzio e introspezione, e chi – come Daniela Andreini, prorettrice dell’Università di Bergamo – trova anche la sfida sportiva e umana. Nella recente 100 km del Sahara, corsa a tappe nel cuore della Tunisia, Andreini ha conquistato un incredibile secondo posto tra le donne e sesto nella classifica generale.
Runner da appena quattro anni, è partita per questa avventura senza ambizioni di classifica, ma con la curiosità di scoprire fino a dove potesse spingersi. Cinque tappe, alcune disputate di notte, hanno messo alla prova gambe e mente, ma anche la capacità di adattarsi all’imprevisto. Proprio lì, dove il caldo toglie fiato e l’orizzonte sembra immobile, Andreini ha trovato il ritmo giusto, spinta da una determinazione che unisce il mondo della corsa a quello accademico: costanza, visione, collaborazione.
Al suo fianco, in questa avventura, anche due amiche e compagne di squadra del CUS Bergamo, Lia Ratti e Tiziana Giavazzi, che hanno chiuso rispettivamente al settimo e nono posto. Insieme hanno affrontato ogni tappa sostenendosi a vicenda, guidate – anche se a distanza – dall’esperienza del coach Angelo Pessina, storico allenatore del CUS, che proprio nel Sahara aveva corso in solitaria anni fa.
Una lezione che va oltre la corsa: il valore della squadra, della fiducia reciproca e della scoperta dei propri limiti.
