Atleti

INTERVISTA ALLA CAMPIONESSA DI SNOWBOARD MICHELA MOIOLI

FIS Snowboard Cross World Cup 2019 /2020. Michela Moiloli (ITA) celebrates the first place in Cervinia 21/12/2019. Pier Marco Tacca/ Pentaphoto

Ciao Michela, come stai? Ti sei da poco iscritta al corso di laurea in Scienze motorie e sportive dell’Università degli studi di Bergamo. Qual è il motivo di questa scelta?

Ciao! Sto bene, grazie. Giusto pochi minuti fa stavo seguendo una lezione online, che adesso ho messo in pausa, per sfruttare appieno il tempo libero che ho a disposizione.Sono abbastanza tranquilla e concentrarmi sullo studio mi dà serenità, è una bella “distrazione” in questo periodo molto teso. Inoltre sto portando avanti i miei allenamenti, in vista delle prossime competizioni sportive. Nonostante le preoccupazioni legate all’incertezza che il mondo dello sport sta attraversando ultimamente, cerco di non farmi prendere dallo sconforto e di continuare a fare la mia parte.

In merito all’iscrizione al corso di laurea in Scienze motorie e sportive, posso dire che è stata una scelta che ho preso con naturalezza, seguendo le mie inclinazioni e le mie passioni: pratico sport da quando sono piccolae adesso che, oltre a essere una passione, è diventato anche il mio lavoro, do ancora più importanza alla preparazione atletica, allo star bene.Mi manca giusto la “parte teorica”, in quanto la “parte pratica”di questo mondo l’ho sempre vissuta in prima persona. Quando ho scoperto l’esistenza di questo corso dell’Università degli studi di Bergamo mi si sono illuminati gli occhi, perché ho pensato da subito che fosse perfetto per me: vicino a casa e part-time, con la possibilità di aderire al programma “Dual career”, pensato appositamente per gli studenti-atleti come me.

Non dev’essere semplice dividersi tra lezioni e allenamenti, soprattutto per una pluripremiata campionessa di snowboard che gareggia a livelli altissimi come te. Come pensi di conciliare gli impegni sportivi e quelli universitari?

Diciamo che sto iniziando ora a capire come organizzarmi e gestire al meglio i miei tempi. Fortunatamente, l’università prevede che un tutor possa aiutarmi a osservare le scadenze burocratiche: infatti, una ragazza che è al terzo anno di Scienze dell’educazione mi sta dando una grande mano.

Per quanto riguarda lo studio, per ora mi sto concentrando sulle lezioni di due insegnamenti. È impegnativo stare al passo ma sono soddisfatta di come sta andando: i contenuti sono tanti e a volte è difficile mantenere costante l’attenzione, ma poco alla volta riuscirò a procedere.

La mia giornata-tipo si suddivide così: la mattina mi alleno, mentre nelle due ore di tempo libero che ho nel pomeriggio seguo le lezioni registrate, che sono davvero una grande fortuna per me. Quando sono a casa in genere recupero le lezioni e riorganizzo gli appunti. Oltre a cercare di trovare il metodo di studio più adatto a me, ultimamente sto anche modificando la mia routine in modo da essere produttiva al 100%: nell’ultima settimana ho provato a dedicare la mattina allo studio e il pomeriggio agli allenamenti, e ho notato un netto miglioramento nella mia soglia di attenzione.

Una corretta alimentazione gioca un ruolo importante nella vita di un atleta. Segui qualche dieta? Come si struttura il tuo regime alimentare?

La giornata per me inizia presto e, per avere ritmi di vita corretti, una colazione abbondante è d’obbligo. La colazione è anche il pasto per eccellenza in cui è concesso qualche strappo alla regola: un dolce può darci la giusta carica per affrontare al meglio la giornata. A metà mattina mi concedoun frutto o una barretta energetica, mentre per pranzo di solito mangio 80 gr di pasta accompagnata da verdura. Verso sera è consigliato andare a ridurre l’apporto calorico, per non accrescere l’ormone dello stress: per questo motivo a merenda mangio un frutto, per cena mangio un secondo con un contorno e cerco di evitare i carboidrati. Infatti, ho notato che se sgarro la sera e mi concedo qualche sfizio in più, la mattina dopo mi sentoappesantita. Tuttavia ci tengo a sottolineare che questa è una regola che vale per me: ognuno ha il proprio stile di vita e deve regolarsi in base a cosa lo fa sentire bene e in salute.

La stagione sciistica quest’anno sarà messa a dura prova dalle normative anti-Covid; inoltre le palestre, da decreto, al momento sono chiuse. Quali consigli di allenamento daresti a chi pratica snowboard? Ci sono esercizi particolarmente efficacida farea casa che vorresti consigliare agli appassionati?

In questo periodo in cui tutti abbiamo una vita più sedentaria, una buona abitudine da cui possiamo trarre beneficio è quella di svolgere esercizi di stretching, o praticare yoga, per favorire la distensione dei muscoli e delle articolazioni. Per quanto riguarda l’allenamento vero e proprio, non è indispensabile possedere gli attrezzi giusti per fare attività fisica come in palestra: esistono molti esercizi a corpo libero che richiedono poco tempo ma permettono di lavorare ad alta intensità, come, ad esempio, i “burpees” o fare su e giù dalle scale in determinati range di tempo (es. 40 sec attività – 20 sec riposo). Chi ha dei pesi invece può strutturare un allenamento più complesso.

Io, per il momento, continuo ad allenarmi in palestra (fortunatamente, come atleta agonista, ho la possibilità di accedere alla struttura dove mi alleno regolarmente, rispettando le norme anti-contagio) e ho degli attrezzi anche a casa. Le gare sportivea livello agonistico sono confermate;d’altro canto l’operatività degli impianti sciistici resta un punto di domanda a cui spero si troverà risposta a breve. L’impianto sciistico di Cervinia, dove normalmente inizio ad allenarmi da novembre, è ancora chiuso ma pare che riaprirà a breve, in vista delle competizioni in partenza tra un mese e mezzo circa.

Per concludere, una domanda sul futuro: quali sono i tuoi prossimi obiettivi?

Tra i miei obiettivi futuri c’è sicuramente la laurea, ma tendo ad avere un approccio day-by-day: le visioni a lungo termine mi mettono un po’ in agitazione, sono più propensa a pensare ad affrontare un esame per volta. Dal punto di vista delle competizioni sportive, mi sto preparando per il Campionato mondiale (devo difendere il titolo conquistato l’anno scorso), di cui una tappa si terrà anche qui a Bergamo, probabilmente tra il 22 e il 24 gennaio 2021. Mi alleno anche in vista dei Mondiali Assoluti, la “gara secca” che si svolge ogni due anni, che a questo giroavrà luogoin Cina.

Ammetto che il pensiero di viaggiare in questo periodo non mi fa sentire tranquilla: se da un lato siamo tutelati dal rispetto delle normative anti-contagio, dall’altro non possiamo mai essere totalmente sicuri di non correre alcun rischio; soprattutto nell’ambito delle competizioni sportive agonistiche, durante le quali gli alberghi accolgono atleti provenienti da ogni parte del mondo. Per quanto mi riguarda, faccio spesso il tampone per non rischiare di portare il virus a casa: mi carico della responsabilità di tutelare la mia famiglia, mia mamma, mia sorella che ha dei bambini. Cerco di portare il più possibile la mascherina e sto molto attenta a seguire tutte le norme igienico-sanitarie. E spero davvero che questa situazione si risolva il prima possibile.

IL PROGRAMMA “DUAL CAREER” DI UNIBG HA LA SUA PRIMA LAUREATA

Si chiama Daniela Tassani, classe 1997, ed è la prima laureata dell’Università degli studi di Bergamo ad aver terminato gli studi accademici beneficiando del programma “Dual career”, un percorso pensato appositamente per gli atleti tesserati per le federazioni sportive nazionali di discipline olimpiche o paralimpiche, successivamente alla valutazione del curriculum sportivo presentato.

Ciao Daniela. Innanzitutto, congratulazioni per la tua laurea in Economia, che hai conseguito lo scorso 27 aprile a distanza, durante un periodo non facile per tutti noi. Come è stato discutere la tesi in modalità telematica?

Ciao! Grazie mille. Si mi sono laureata da casa e, nonostante avessi grandi aspettative per il giorno della discussione in presenza, non sono rimasta delusa dall’esperienza online.È stato insolito ma, per quanto mi riguarda, davvero emozionante. E poi non ero proprio sola…ho fatto una diretta Instagram edi miei amici, seppur lontani, era come se fossero li.

Oltre a essere una dei 1000 studenti dell’Ateneo ad aver coronato il percorso di studi in modalità telematica, sei anche la prima laureata dell’Università di Bergamo che ha usufruito del programma “Dual career”. A esperienza conclusa, cosa pensi di questa opportunità rivolta agli studenti-atleti come te?

Credo che senza questo programma sarebbe stato certamente più complicato finire l’università nei tempi che mi ero prefissata. Il programma Dual career rende l’Università di Bergamo all’avanguardia nel panorama italiano: all’estero la vita dell’atleta viene supportata ma da noi, nella maggior parte dei casi, bisogna scegliere se studiare o eccellere nello sport.

I campionati italiani ed i campionati europei e mondiali, a cui hai partecipato nel 2015 e 2016, sono state performance di alto livello.La velocità è una disciplina che necessita di allenamenti costanti e dai ritmi sostenuti, stancanti non solo fisicamente ma anche mentalmente. Come riuscivi a conciliare gare ed esami?

È stata dura ma, grazie a tutor e allenatore che mi hanno affiancato nell’organizzazione dello studio e della preparazione, sono riuscita ad allenarmi tutti i giorni, gareggiare, seguire le lezioni – quasi tutte –  e sostenere gli esami regolarmente. La laurea è stata il grande traguardo, così come indossare la maglia azzurra.

Le ultime due domande:quali sono i tuoi obiettivi per il futuro? C’è qualcuno che vorresti ringraziare?

Innanzitutto, c’è il corso di laurea magistrale in management, leadership e marketing a cui mi sono iscritta e che spero di frequentare rientrando sempre nel programma Dual Career. Gli obiettivi a livello sportivo sono quelli di migliorare i miei tempi per poter competere a livello nazionale assoluto (over 22) e tornare a gareggiare all’estero. Per quanto riguarda i ringraziamenti, sono ovviamente riconoscente alla mia famiglia e alle persone a me care, che mi hanno supportata durante gli studi sia economicamente che psicologicamente. E ovviamente il mio allenatore, i tutor che, con pazienza e disponibilità, seguono noi giovani studenti-atleti, aiutandoci a raggiungere un traguardo di altro genere rispetto a quelli per cui concorriamo di solito, ma altrettanto significativo.

Intervista a Gianluca Pozzatti della Nazionale Italiana di Triathlon, campione e studente DualCareer UniBG

Conosci il programma Dual Career? È un programma di doppia carriera che consente agli studenti-atleti iscritti di seguire il percorso accademico con flessibilità, così da proseguire parallelamente carriera universitaria e sportiva.

Abbiamo intervistato Gianluca Pozzatti, campione di Triathlon e studente UniBG iscritto al programma: scopriamo qual è stato il suo percorso, come sono le sue giornate e come il nostro programma lo abbia supportato.

Il Triathlon è uno sport multidisciplinare che comprende nuoto, ciclismo e corsa…hai una preferenza tra i tre? Cosa ti piace e cosa non ti piace di queste tre discipline?
Il nuoto è la disciplina che mi riesce meglio, mentre la corsa è sicuramente la più faticosa, però la mia preferita è il ciclismo, perché mi permette di allenarmi andando alla scoperta di posti nuovi.

La polivalenza insita nel Triathlon, insieme all’adattabilità tecnica che ne consegue, ti hanno aiutato al di fuori dello sport? Ad esempio, in Università è servito?
La polivalenza mi ha sicuramente aiutato ad essere uno studente migliore, e in generale mi ha aiutato a organizzare in maniera efficiente le giornate frenetiche che devo affrontare. Infatti sia essere multitasking, sia pianificare attività anche molto differenti tra loro in poche ore è una cosa che ho imparato a gestire molto bene negli ultimi anni. Oltre alla polivalenza, mi ha aiutato nello studio la capacità di resistere alla fatica, perché fare tre allenamenti al giorno e trovare ancora le energie per lo studio non è stato sempre facile.

Cosa ne pensi, da campione di uno sport di resistenza, di Ironman e Ultratrail? Dismessa la maglia della nazionale, saresti interessato?
Al momento non vedo nel mio futuro un Ironman o altre gare di lunga durata. Non escludo che terminata la carriera con la nazionale possa provare a sfidare i miei limiti. Anche se a dire il vero auspico, una volta terminata la carriera sportiva, di mettere a frutto gli studi universitari.

È dura viaggiare spesso e stare tanto lontano dalla famiglia per allenarsi?
Negli ultimi quattro anni ho trascorso circa 300 giorni all’anno lontano da casa e la maggior parte all’estero. Girare cosi tanto per gare e training camp è sicuramente stimolante perché ti consente di allenarti nelle condizioni migliori durante tutto l’ anno e di vedere moltissimi posti nuovi. Fortunatamente il gruppo è molto affiatato e questo rende meno pesante i lunghi periodi di lontananza, ma è allo stesso tempo molto duro passare così tanti giorni lontano da casa, dagli affetti, dalle abitudini e dal cibo italiano.

Come hai vissuto lo slittamento delle Olimpiadi a causa del Covid-19?
Eravamo al rush finale del percorso di qualifica che avrebbe definito i due nomi di atleti che rappresenteranno l’Italia e che avrebbero preso parte ai Giochi Olimpici. Considero questo anno extra come un’opportunità per crescere ancora e farmi trovare ancora più pronto nel 2021 per concludere al meglio il percorso di qualifica.

Come erano i tuoi allenamenti prima del lockdown, e come sono cambiati durante? Ora stai tornando “a regime”?
Ho trascorso, come ormai da qualche anno, i mesi invernali alle Canarie. Poi ho disputato il 14 marzo una gara in Australia e da lì tornare a casa è stato veramente lungo e avventuroso visto che in Europa erano iniziati i blocchi degli aeroporti e il mio programma iniziale prevedeva che raggiungessi gli altri ragazzi della nazionale in Florida. Comunque, dopo 5 voli e tre giorni di viaggio sono arrivato a casa. Durante il lock down ho pedalato tanto sui rulli, ho corso avanti e indietro nel cortile di casa (perché è stato impossibile trovare sul mercato un tapis roulant da utilizzare in casa) e ho fatto un po’ di palestra casalinga. Appena ci hanno liberato ho nuotato qualche settimana in un lago vicino a casa e da circa due mesi ho ripreso a pieno regime.

Studiare da campione deve essere difficile…tu hai scelto Ingegneria. Come concili studio, allenamenti e vita privata?
Conciliare uno sport come il triathlon con ingegneria non è affatto semplice. Cerco di essere il più efficiente possibile e di organizzare il mio tempo al meglio, cercando di avere dei programmi sportivi e scolastici di lunghe vedute.

Cosa ne pensi del programma Dual Carrier? Come ti aiuta nel tuo percorso di studente-atleta? Ti sentiresti di consigliarlo ad altri atleti?
Per me è stato fondamentale essere seguito da un tutor dato che non sono mai riuscito a frequentare, a parte durante questo semestre online, periodo nel quale sono riuscito a seguire diversi corsi in videolezione. Sicuramente consiglierei ad altri atleti questo programma poiché è un grande aiuto per atleti che vogliono continuare a studiare parallelamente alla carriera sportiva

Come ti vedi tra 10 anni? Lo sport sarà ancora una parte preponderante della tua vita?
Tra qualche anno spero di mettere a frutto quello che ho studiato anche se, dopo aver dedicato tanto tempo della mia vita allo sport, sarà difficile smettere del tutto. Sicuramente lo sport farà sempre parte della mia quotidianità anche se in maniera più marginale. Praticherò quegli sport che non ho potuto fare per paura degli infortuni, come lo sci o la classica partita a calcetto con gli amici.

 

Sei interessato anche tu alla doppia carriera? Contatta il CUS Bergamo (cus@unibg.it)!

 

INTERVISTA A PAOLO ALLEVI, FONDATORE E PRESIDENTE DELLA KICKBOXING CUS BERGAMO

 

C.N. 5° Dan di Kickboxing
Maestro benemerito FIKBMS (Federazione Italiana Kickboxing)
Medaglia di bronzo CONI per meriti sportivi
Maestro Full Contact, Light Contact e Semi Contact
Consigliere FIKBMS per 10 anni e successivamente Vicepresidente FIKBMS per 20 anni
Membro della Scuola Nazionale di Formazione (SNF – FIKBMS)Allievi è stato anche il fondatore nel 1972 del Kickboxing Club della Polisportiva Villese di Villa di Serio (Bg) che ha diretto fino al 2008.

 

QUANDO HAI INIZIATO?

Nel settembre del 1968 alla Yamato Damashi con il maestro Ennio Falsoni, negli anni in cui in provincia si praticava solamente il karate.

PERCHÉ HAI INIZIATO?

Innamorato dei libri di Salgari, sono sempre stato attratto dal mondo orientale dal quale derivano la maggior parte delle arti marziali.

COS’È LA KICKBOXING?

La kickboxing è uno sport recente, che nasce nei primi anni ’70, ed è una fusione tra le tecniche di boxe e tecniche derivanti delle arti marziali.

COSA SI FA IN UN ALLENAMENTO?

L’allenamento è grosso modo diviso in 3 fasi: riscaldamento, potenziamento, tecniche specifiche, stretching e defaticamento.

CHE CORSI CI SONO?

Al CUS abbiamo sia i corsi per bambini dai 6 ai 12 anni, corsi per amatori e corsi specifici per atleti agonisti.

A CHE ETÀ SI PUÒ PRATICARE?

Come dicevamo pocanzi, dai 6 ai 70 anni (come il sottoscritto!).

PERCHÉ LA CONSIGLIERESTI?

Perché è un ottimo sport per la preparazione psico-fisica, con la possibilità di imparare tecniche di autodifesa.

QUANDO E DOVE CI SI PUÒ ALLENARE?

Il grosso del club si allena nella prestigiosa sede del CUS di Dalmine, o nelle sedi esterne di Ciserano, Verdello e Pedrengo.

SERVE QUALCOSA DI PARTICOLARE PER PRATICARE?

L’abbigliamento specifico (guantoni, paratibie ecc.) serve solo dopo alcuni mesi di preparazione… all’inizio è sufficiente un abbigliamento comodo per fare sport (maglietta e pantaloncini).

SI PUÒ PROVARE GRATUITAMENTE?

Tutti possono usufruire di una lezione di prova, seguiti da un istruttore qualificato.

QUANDO?

Per i principianti il lunedì dalle 20 e il giovedì dalle 19… Vi aspettiamo!

 

CORE E CORE STABILITY

Il core stability è un sistema motorio creato dal lavoro coordinato e sincronizzato di muscoli e cervello.

Questo sistema viene sempre più studiato e allenato per i suoi enormi benefici sul benessere fisico delle persone e soprattutto sulle performance degli atleti.

 

Il CORE, tradotto letteralmente a NUCLEO, è formato da muscoli che creano una sorta di “casa” intorno alla pancia: oltre ai muscoli addominali (trasverso, retto addominale, obliqui interni ed esterni) abitualmente associati al CORE, costituiscono le fondamenta e le pareti della casa i glutei e le gambe ed infine i muscoli dorsali e lombari tipo multiuso,quadrato dei lombi e gli elettori spinali.

 

Tutti questi muscoli conferiscono al corpo una stabilità al centro, che consente di mantenere una postura corretta e funzionale ai gesti che compiamo tutti i giorni.

 

Il miglioramento del CORE porta a grandi vantaggi:

  • Migliora la presa di coscienza del corpo
  • Migliora il controllo motorio
  • Sviluppa l’equilibrio
  • Previene problemi vertebrali
  • Migliora la stabilità del corpo e dell’esercizio fisico in generale

 

Oggi il CORE STABILITY (stabilità del CORE) è inserito praticamente in tutti i programmi rieducativi (non solo quelli del tronco, ma anche in quelli alle estremità); inoltre tutti gli atleti professionisti (dove una parte dell’allenamento è dedicata solo a quello) e gli amatori la allenano.

 

Insomma, la core stability è diventata ormai un complemento necessario degli allenamenti di tutti gli sport, e di conseguenza anche nel fitness.

 

Dott. Andrea Cattaneo

Direttore Fitness CUS Bergamo

LA STUDENTESSA MARTINA BELLINI BRONZO ALLE UNIVERSIADI GRAZIE ALLA “DUAL CAREER”

comunicato stampa

Bergamo, 19 marzo 2019 – «Devo ringraziare Unibg perché portandomi alle Universiadi mi ha permesso di vivere un’esperienza bellissima ed emozionante. Sembrava di stare nell’ambiente olimpico a tutti gli effetti. Il livello era molto alto e le gare super competitivo». Così esordisce la 21enne Martina Bellini, fondista del Cs Esercito, al rientro dalla spedizione studentesca in Siberia, a Krasnoyarsk, nel ricevere le congratulazioni del Rettore Remo Morzenti Pellegrini che nel stringerle la mano ha sottolineato: «Studiare è un impegno, un lavoro, allora chi fa sport a livelli agonistici ha un doppio lavoro. A questi studenti l’Ateneo dedica il programma di doppia carriera, che sostiene non solo gli sportivi a raggiungere gli obiettivi di studio ma anche a proporli come modello ai colleghi, perché è importante che gli studenti sfruttino appieno tutte le opportunità offerte dall’Università il cui obiettivo è semplice e ambizioso al tempo stesso: formare laureati sempre capaci, in qualsiasi situazione li porterà la loro vita professionale e civile, di riconoscere la forza di questo processo di crescita nel costruire ogni volta un bagaglio di saperi e di relazioni, aprendosi al mondo per confrontarsi con realtà diverse, ritornando arricchiti e rinnovati nello spirito».

Nella località russa di Krasnoyarsk, dal 2 al 12 marzo, è andata in scena la 29ª edizione delle Universiadi Invernali. Ad accompagnarla in questa avventura c’erano il suo preparatore storico Giulio Visini e il responsabile Fisi degli universitari Paolo Carminati, entrambi bergamaschi.

La fondista iscritta all’Università degli Studi di Bergamo ha portato a casa una medaglia di bronzo, ottenuta nella staffetta disputata insieme alle compagne di squadra della nazionale under 23 Ilenia Defrancesco e Francesca Franchi. «Sapevamo di poter fare bene nella staffetta. Era la prova su cui puntavamo di più. L’obiettivo era salire sul podio, e ci siamo riuscite». Il terzetto italiano è stato battuto solo dal team russo e da quello giapponese. E grazie a questa medaglia Martina Bellini riceverà il premio dell’esenzione dal pagamento delle tasse per l’anno accademico.

Studentessa del dipartimento di economia, la bergamasca di Clusone riesce a conciliare l’attività agonistica di altissimo livello allo studio universitario grazie alla dual career. «Appena arrivata in Università dalle scuole superiori ho fatto molta fatica a ingranare. Non c’erano solo le gare invernali, ma anche i raduni estivi. Non sapevo come organizzarmi per rispettare le date degli appelli d’esame. Con la dual career è cambiato tutto, in meglio. Frequentare l’università part-time e avere un tutor al mio fianco mi aiuta a proseguire negli studi».

Il tempo dedicato allo studio per la giovane sciatrice azzurra si concentra nei periodi in cui è a casa, in assenza di competizioni in giro per il mondo e raduni con il Cs Esercito e la nazionale. «Mi porto da studiare anche nelle trasferte ma in quelle occasioni devo focalizzarmi sulla gara. Con la dual career ho ritrovato l’equilibro fra attività sportiva e percorso universitario; la sola difficoltà, per quanto mi riguarda, è la discontinuità nello studio».

Materia preferita? «Economia aziendale, e, in generale, le discipline poco teoriche». Il prossimo obiettivo da studentessa? «Punto a dare un altro esame nel mese di maggio». La doppia carriera della talentuosa fondista è solo agli inizi.

Ufficio stampa Università degli Studi di Bergamo
Claudia Rota

ufficio stampa CUS Bergamo
Enula Bassanelli

Nutrizione: le domande di LUI

 

  • Vorrei “mettere massa”: cosa devo mangiare?

Domanda complicata: è importante in questo caso valutare il tipo di esercizio fisico, il peso corporeo, calcolare quindi i grammi di proteine da introdurre quotidianamente e “giocare” con l’indice insulinico soprattutto nel pre- e post- -workout, assumendo alimenti che modulino la produzione di insulina.

 

  • Vorrei “asciugarmi” per rendere più visibili i muscoli: come dovrei modificare la mia dieta?

Sicuramente limitando gli alimenti ricchi in zuccheri e in generale i carboidrati, soprattutto nella seconda parte della giornata.

 

  • È meglio mangiare prima o dopo l’allenamento?

Dipende quando ci si allena, generalmente è importante consumare uno spuntino pre-workout.

 

  • Come posso dimagrire senza perdere i muscoli?

Introducendo un’adeguata quantità di proteine e di carboidrati bilanciati in base al peso corporeo e al livello di attività fisica.

 

  • Fa male prendere le proteine liquide o può essere un valido aiuto per mettere massa?

Tutti gli integratori andrebbero assunti sotto controllo dello specialista che segue lo sportivo e non autonomamente.

 

A cura di Gritti Valentina, nutrizionista CUS Bergamo – per info chiedi in segreteria!

L’ Universiade estiva 2017

 

L’Universiade è un evento internazionale sportivo e culturale cui partecipano studenti universitari da tutto il mondo; si svolge ogni due anni (edizione estiva ed edizione invernale) in una città diversa ed è secondo solo ai Giochi Olimpici.

L’ Universiade estiva prevede di base una lista di 13 discipline (atletica leggera, calcio, ginnastica artistica, ginnastica ritmica, nuoto, pallacanestro, pallanuoto, pallavolo, scherma, taekwondo, tennis, tennis tavolo, tuffi) che può essere ampliata a discrezione del paese ospitante con l’aggiunta di sport opzionali. Abbracciando il motto di “Excellence in Mind and Body” della FISU (Federazione Internazionale Sport Universitari), l’Universiade estiva integra aspetti educativi e culturali in 12 giorni di competizioni sportive, consentendo agli atleti universitari di tutto il mondo di festeggiare con la città ospitante in clima di amicizia e sportività.

Dal 18 al 30 agosto 2017 Taipei ha ospitato la ventinovesima edizione dell’Universiade estiva, con ben 21 discipline in gara (arco, badminton, baseball, basket, golf, judo, pattinaggio e sollevamento pesi in aggiunta alle 13 di base). Abbiamo intervistato per voi tre ragazzi che vi hanno partecipato: Di Martino Andrea per wushu, Milani Matteo per taekwondo e Perico Simone per il calcio.

 

 

DI MARTINO ANDREA _ WUSHU

Di Martino Andrea, classe 1990, è istruttore di wushu presso il CUS Bergamo.

Alle Universiadi ha conquistato l’undicesimo posto in classifica per gli azzurri, con 17.71 punti, nella specialità Taolu – Nanquan Nangun. L’oro è andato al cinese Hsu (19.18), argento al malese Lee (18.85) e bronzo al giapponese Asayama (18.74).

 

  • Cos’è il wushu?

Letteralmente, è “Arte Marziale” (WU=Arte, SHU=Marziale) . Si dice, infatti, che sia la madre di tutte le arti marziali, perché dal wushu poi sono state estrapolate praticamente tutte le altre arti marziali (ad esempio il karate), perchè è completo di tutto: ha sia gli stili da gara, che facciamo noi oggi, che tutti gli stili tradizionali, come lo shaolin.

  • Come l’hai scoperto?

Il wushu l’ho scoperto da bambino. Mia mamma non voleva farmi fare calcio perché non le piaceva l’ambiente, già ai tempi – e poi vabbè non voleva lavare le cose sporche di fango la sera-  e quindi mi indirizzò verso un altro sport… a mia mamma sono sempre piaciute le arti marziali perché suo papà è un medico sportivo che seguiva tutte le palestre di karate della zona… e così incontrai il wushu.

  • Quindi tu riusciresti a stendere una persona, volendo?

Non faccio combattimento, però tutte le tecniche che facciamo hanno applicazioni molto dirette sull’avversario. So tirare un pugno, sicuramente!

  • Ti immagino molto violento, quindi.

No, violento no, perché la disciplina –appunto chiamata così- insegna tanto autocontrollo, insegna che comunque queste tecniche non vanno usate con uno scopo prettamente marziale, anche perché il wushu in primis è un’arte. Molti confondono, vogliono l’aspetto prettamente pratico della cosa.

  • L’aspetto migliore..

No!

  • L’aspetto migliore è l’arte?

Esatto! In primis il wushu è arte, poi subentra la marzialità, che però non è il fine principale della disciplina.  Il wushu è un’arte, che punta tanto alla bellezza del corpo, non alla bellezza estetica, alla bellezza del movimento, all’armonia del movimento, all’apertura, all’eleganza… tutte cose che, in un certo senso, somigliano alla danza (a livello di eleganza del corpo, di sinuosità del movimento). Dopodichè, cos’è che la differenzia in toto dal ad esempio dal balletto, dalla danza? L’aspetto marziale! Ogni tecnica che tu fai va sì eseguita nel miglior modo possibile, ma deve essere anche esteticamente bella da vedere, deve sia dare un senso di artisticità del corpo, ma anche l’impressione che effettivamente si stia combattendo contro qualcuno, perché il wushu nella parte del taolu sono forme.

  • Cosa significa Taolu?

Taolu sono le forme, dove la forma non è solo intesa come una serie di movimenti, ma comprende anche tutta la costruzione dei movimenti: l’aspetto artistico (per cui il movimento del corpo deve essere raffinato, bello ed elegante) e la marzialità (ovvero le pause, l’accentuazione del movimento, il movimento lento,… ). Taolu vale sia per l’aspetto tradizionale sia per l’aspetto moderno. Certo, il tradizionalista punta più sull’aspetto tecnico e marziale piuttosto che sull’aspetto artistico: la tecnica è perfetta e la marzialità molto accentuata, mentre per il wushu moderno l’aspetto artistico è stato completamente esasperato.

  • Ma allora come fanno a valutarvi durante una gara? Dipende anche da dove vi guardano, dall’angolazione, per poter veder bene e dare una valutazione…

Certo! Anche la prospettiva c’entra, infatti devi studiare la forma considerando la prospettiva di chi ti valuta.

  • Tu alle universiadi sei arrivato undicesimo…contavano anche l’aspetto…

Tutto, tutti questi 3 aspetti: l’aspetto artistico, l’aspetto marziale e l’aspetto delle forme, ovviamente.  Sono tre anche le tipologie: mani nude, arma lunga e arma corta…all’Universiade potevi fare solo il Nanquan  e il Nangun, quindi erano questi due qua…

  •  Quanta paura avevi?

Tanta! C’era tantissima gente… Sei contro il mondo intero, è ovvio che c’è la paura, perché sai che fai schifo, sai che non sei all’altezza degli altri perché comunque non hai le possibilità, e quindi entri già con la paranoia che sai che andrai a perdere, e in più cerchi di non sbagliare così speri almeno di avere un punteggio un  po’ altino…

  • Sei stato bravo comunque!

Sì, se calcoli che Nanquan e Nangun erano all round, vuol dire che sommavano i punteggi delle due specialità…comunque sono stato il migliore di tutta Italia, perlomeno questo è il risultato, poi il resto non conta.

  • Ti brucia?

Mi brucia non avere le possibilità, perché questo stato non ce le dà le possibilità

  • Ricapitolando, alla domanda quali sono le caratteristiche peculiari del wushu la risposta è Marzialità, Artisticità, Eleganza…Anzi: Artisticità, eleganza, marzialità..

Sì, perché ormai è proprio una forma d’arte: lo sguardo, il corpo, il movimento, tutta la scioltezza dei movimenti, …sono cose su cui loro in Cina (io ci sono stato) puntano tantissimo.

  • Non ti piacerebbe trasferirti in Cina?Per allenarti, ad esempio, apprendendo le loro tecniche.

Ho fatto 45 giorni da solo là, a Cheng-du (capoluogo della regione Sichuan), nella cittadella di Dujiangyan.

  •  Quante volte sei andato là?

Due volte, nel 2015 e nel 2016. Là non paghi niente, il cibo non costa niente, però è tutto sporco. La doccia l’avevo in albergo…l’ albergo non era male, non si può dire però che fosse bello; era un 6 stelle, ma un 6 stelle là è come  un 2 stelle qua.  A Dujiangyan mi sono allenato con il secondo team, che sono la squadra dei bambini della regione.

  • Non ti piacerebbe essere cinese?

No, neanche morto! Certo, è interessante e bello vedere come vivono loro, la loro cultura è molto strana da una parte, anche se mi piace molto la loro visione dello sport: i ragazzini, già all’età di 10 anni vivono chilometri lontano da casa, tutti insieme, perché hanno questo obiettivo dello sport, e mi piace molto.

 

 

MILANI MATTEO _ TAEKWONDO

Milani Matteo, classe 1995, è figlio del campione di karate e kickboxing Federico Milani. Ha iniziato da piccolino a cimentarsi nelle arti marziali, per poi incontrare nel 2013 Biagio Brunetti e iniziare ad allenarsi col Taekwondo CUS Bergamo ASD. Attualmente compete per la nazionale italiana.

Alle Universiadi 2017 ha avuto giornata sfortunata, venendo sconfitto agli ottavi dei -87 kg dall’iraniano Saeid Rajabi (2-26), poi vincitore della medaglia d’oro.

 

  • Quanti sport hai praticato? In sport di combattimento, a quali cinture sei arrivato?

Ho sempre praticato solo sport da combattimento e arti marziali. Ho iniziato a 6 anni con il karate, fino alla cintura marrone, poi nel 2007 sono passato alla kickboxing, di cui sono cintura nera 2° grado; infine nel 2013 ho iniziato con il taekwondo, e anche qui sono cintura nera.

  • Come è nata la passione per il taekwondo?

La mia è una passione in generale per gli sport da combattimento, tra cui anche il taekwondo. Mi piace la competizione, l’affrontarsi fisicamente con un avversario e la disciplina delle arti marziali.

  • Come hai conosciuto Biagio Brunetti? Perché hai scelto lui come allenatore?

Ho conosciuto Biagio casualmente, cercando online qualcuno che insegnasse taekwondo a Bergamo. Ho capito subito che era uno capace e che mi avrebbe sicuramente aiutato a raggiungere i miei obiettivi nel migliore dei modi. Studia, si informa e cerca sempre i metodi di allenamento più adatti a me… gli devo molto.

  • Tuo padre è stato campione di karate e kickboxing…quanto ti ha influenzato questo nella scelta della tua carriera sportiva?

Mi ha influenzato tanto… da piccoli si vuole sempre imitare e seguire le orme del proprio padre e così è stato. Ho sempre avuto un allenatore personale 24 ore su 24! Adesso l’obiettivo è superare ciò che ha fatto lui!

  • Perché hai scelto il taekwondo e non hai continuato nella kick?

Ho scelto il taekwondo prevalentemente perché ciò che voglio è partecipare alle Olimpiadi e la kickboxing purtroppo non è sport olimpico. Il secondo motivo è perché cercavo qualcosa che mi mettesse alla prova, una sfida da superare. Avendo vinto un campionato del mondo e due europei nella kick, stavo perdendo un po’ la motivazione.

  • Come è stata l’emozione di quando sei diventato campione di taekwondo? Dura da reggere?

L’emozione di vincere è sempre bellissima, sentirsi il più forte ti riempie d’orgoglio. Certamente, però, a volte essere un “campione” è pesante, hai gli occhi di tutti puntati su di te, le aspettative sono alte e non è sempre facile. Nel taekwondo si può dire che sono ancora “agli inizi”, ma spero di raggiungere anche qui i traguardi che ho raggiunto nella kick, così da togliermi belle soddisfazioni.

  • Continuerai a rimanere in Taekwondo CUS Bergamo ASD?

Sicuramente! Nonostante, da più di un anno ormai, io mi alleni a Roma (al centro di preparazione olimpica del CONI), il Taekwondo CUS Bergamo rimarrà sempre un punto d’appoggio fondamentale.

  • Attualmente studi? Come ti vedi nel tuo futuro tra 10 anni?

Diciamo che attualmente “cerco di studiare”… è molto difficile portare avanti la carriera sportiva e quella universitaria contemporaneamente, ma sicuramente, anche se con qualche anno di ritardo, finirò gli studi. Anche a costo di sembrare sfacciato e presuntuoso, dico che nel futuro fra 10 anni mi vedo fisioterapista, ma anche campione olimpico!

 

 

PERICO SIMONE _ CALCIO

Perico Simone, classe 1989, gioca in serie C come difensore presso l’Associazione Sportiva Giana Erminio (società calcistica con sede nella città di Gorgonzola).

Alle Universiadi, il gruppo guidato dal tecnico Alessandro Musicco è arrivato ai quarti di finale.

 

  • Hai sempre giocato a calcio o hai praticato anche altri sport?

Mi piacciono un po’ tutti gli sport, ma quello che pratico è il calcio… lo pratico sin da piccolino, dalle elementari.

  • Cosa ti piace del calcio?

Beh il calcio  è uno sport che mi è sempre piaciuto sin da quando ero piccolino. Inoltre ho avuto la fortuna di praticarlo sempre a buoni livelli e tutt’ora è il mio lavoro. È sempre stato la mia passione, me ne sono innamorato subito quando ho iniziato a giocare nella squadra del mio paese. Poi sono stato fortunato, perché ho fatto tutto il settore giovanile nella squadra dell’Atalanta, quindi è stato uno sport che pian piano è entrato nella mia vita e ancora oggi ne fa parte.

  • Il calcio è il tuo lavoro; ma, se hai partecipato alle Universiadi, hai frequentato l’Università… che facoltà hai scelto?

Mi sono laureato nell’anno accademico 2016/2017 in economia (triennale) a Bergamo; alle superiori avevo fatto ragioneria, sempre a Bergamo. Ci sono stati tre anni, subito dopo le superiori, in cui sono stato lontano da casa per lavoro; quando sono tornato a giocare vicino a casa mi sono iscritto all’Università, ponendomi come obiettivo quello di arrivare almeno a una laurea triennale.

  • Cosa ti ha spinto a partecipare alle Universiadi?

Il segretario della squadra per cui gioco aveva riferito la possibilità, per coloro che praticano calcio a livello professionistico e in contemporanea frequentano l’Università, di partecipare a questa avventura. Sono stati raccolti i nominativi di chi intendeva partecipare, dopodiché alla fine della stagione sportiva sono stati selezionati una ventina di ragazzi. Io comunque avevo già conosciuto l’esperienza di partecipare ai CNU con la squadra del CUS Bergamo, un anno a Messina e un anno a Cassino, quindi già un po’ conoscevo quell’ambiente sportivo e universitario nello stesso tempo. Le Universiadi, comunque, sono la competizione più importante che abbina calcio e Università.

  • Ti ha incentivato a dare il massimo il fatto che, in caso di vittoria, avresti avuto il rimborso completo della retta universitaria?

No, quello è certamente un incentivo a fare sempre meglio, ma il motivo principale è essere rappresentante della propria nazione. Poi, se fosse arrivata la vittoria con il rimborso della retta universitaria ben venga, ma certamente vai per vedere ed affrontare una nuova sfida. Ho avuto amici che vi hanno partecipato negli anni passati e la loro testimonianza mi ha spronato a partecipare a mia volta, e difatti è stata una bella avventura.

  • Come ti sei trovato in Cina? Immagino vi sia un’altra cultura e un diverso stile di vita…

La cosa che abbiamo sofferto un po’ tutti è stato il clima… ad agosto c’erano sempre 34-35 gradi con un’umidità incredibile! Anche adattarsi al cibo è stata dura. Nella mensa comune c’erano diverse isole, in base alla nazionalità… c’era l’isola italiana, l’sola cinese, messicana e così via. Però, l’isola italiana aveva cibo sì italiano ma fatto da loro, quindi non era certo il cibo che mangi in Italia (pasta scotta, non salata); i primi giorni è stata un po’ dura, poi ci siamo abituati. Comunque, è stato un modo per venire in contatto con realtà nuove che non avevo mai avuto la possibilità di conoscere!

  • È stata una bella esperienza? La consiglieresti?

Sì! Indipendentemente dal risultato (noi siamo arrivati quinti), è un’esperienza che consiglierei di provare!