consigli

Bambini 6-12 e Sport

 

Le tappe di sviluppo dello schema corporeo vengono collocate in un periodo di vita che va dalla nascita fino ai dodici anni circa. Secondo la maggior parte degli autori in letteratura, sono identificabili tre stadi fondamentali nell’acquisizione del suddetto schema:

– Tappa del corpo vissuto (0 – 3 anni)
– Tappa del corpo percepito (4 – 6 anni)
– Tappa del corpo rappresentato (7 – 12 anni)

“Nella misura in cui il bambino ha l’uso del proprio corpo, può apprendere gli elementi del mondo che lo circonda e stabilire delle relazioni tra essi. Può cioè sviluppare l’intelligenza”

L’educazione motoria, in questa fase evolutiva del bambino deve necessariamente essere considerata come un mezzo per lo sviluppo delle attitudini all’apprendimento motorio.
È solo partendo dalla congrua e coerente stimolazione multilaterale che si può in futuro orientare il bambino verso una specifica attività.
Tutto questo si traduce con una attività motoria che sia la più varia possibile con l’implicito risultato di non essere preclusa a nessuno.
Partendo da queste considerazioni, si evince che tutti gli sport soprattutto di squadra (il lavoro di squadra contribuisce allo sviluppo psicomotorio per mezzo di esperienze individuali nel seno di un gruppo ed esperienze collettive dove sono richieste organizzazione, cooperazione e comunicazione) vanno bene a patto che sviluppino gli schemi motori di base e le capacità coordinative attraverso principalmente il GIOCO.

Il Gioco, nell’ambito dell’educazione motoria, deve valorizzare tre dimensioni:

– Dimensione immaginativa: permette di porre in relazione simbolica il mondo interiore con quello esteriore e assicura la necessaria spontaneità di espressione su tutti i campi possibili.
– Dimensione funzionale: permette al bambino di applicare tecniche di problem solving a circostanze motorie attraverso vari tentativi, sperimentando e valorizzando così il significato di errore.
– Dimensione normativa (ovvero relativa alle norme, alle regole): permette al bambino, in modo ludico, di imparare che ci sono delle regole che vanno comprese, condivise e quindi rispettate. Le regole si pongono come “confini” nella crescita dei bambini in quanto stabiliscono dei limiti tra ciò che è consentito e ciò che non lo è. La demarcazione che ne deriva è fattore indispensabile per la socializzazione.
Nota Bene: Diffidate da tutte le associazioni sportive che hanno come obiettivo lo sviluppo precoce e la specializzazione sportiva del bambino, il cui unico scopo è quello di ottenere risultati / vittorie nell’immediato, trascurando l’importanza delle tappe di sviluppo del bambino!
Ricordiamoci che il bambino che ha avuto la possibilità di sperimentare diverse discipline sportive, ha un bagaglio motorio che gli consente, verso i 12-13 anni, di scegliere / cambiare lo sport che preferisce senza avere la “paura” di essere impacciato e il conseguente abbandono sportivo.

Prof. Matteo Rossi
Athletic trainer

Allenamento ad Agosto

Molti di noi sportivi, arrivati ad agosto, non riescono a trovare gli stimoli giusti per continuare ad allenarsi; inoltre il caldo, le vacanze, e in qualche caso (MA NON AL CUS!!!) le chiusure delle palestre non aiutano.

Come scritto nei precedenti articoli, una piccola pausa può essere salutare… ma per un vero sportivo risulta difficile fermarsi per un mese intero.

Allenarsi nei mesi più caldi ha degli aspetti positivi: infatti, con la riduzione dell’appetito (non sempre), la definizione ed il dimagrimento sono favoriti (le kcal ingerite risultano meno di quelle bruciate).

Un altro buon motivo per allenarsi ad agosto è che, a differenza degli altri mesi, ci si può  allenare all’aria aperta.

Inoltre Agosto offre la possibilità  di avvicinarsi a nuovi sport che magari durante l’anno, un po’ per pigrizia, un po’ per mancanza di possibilità, non si possono praticare. Il nuoto, la corsa, il beach volley etc sono tutti sport allenanti: la cosa importante è non stare fermi del tutto. Ricordiamoci; i muscoli ci mettono poco tempo per perdere di tono e quindi non dobbiamo rendere vane le fatiche dei mesi precedenti… Ritagliamoci del tempo per non stare fermi!

Come detto negli articoli precedenti, il cambio dell’allenamento (dalla sala pesi al nuoto o al beach volley) non pregiudica la forma fisica… anzi! A volte altri sport creano un coinvolgimento muscolare diverso che possono essere utili per la ripresa a settembre.

Un ultimo consiglio: in questo mese investiamo del tempo nel perfezionare la tecnica di esecuzione degli esercizi e, perché no, dedichiamoci alla mobilità articolare ed allo stretching… che saranno sicuramente utili per gli allenamenti più intensi che affronteremo.

Citando una massima di un mio professore universitario: “lo sport è movimento, se vi muovete sarete sempre allenati. Quindi cosa aspettate, move!”

Dott. Andrea Cattaneo

Direttore Fitness CUS Bergamo

I PRINCIPI DELL’ALLENAMENTO

 

Nel mondo del fitness esistono diversi sistemi di allenamento a cui ispirarsi, alcuni scientificamente dimostrati e altri più empirici.

Nell’ambito della letteratura scientifica in materia di fitness sono stati individuati dei Princìpi [1] a cui tutti i sistemi di allenamento dovrebbero far riferimento, sia che si tratti del mondo delle palestre sia che si tratti degli sport più “tradizionali” (calcio, pallavolo……).

Distinguiamo Princìpi generali e Princìpi speciali.

I Princìpi speciali si riferiscono ai singoli aspetti, quali ad esempio l’allenamento tecnico – coordinativo, o ad un gruppo specifico di obiettivi, come quelli dello sport praticato a scopi riabilitativi[2].

I Princìpi generali si estendono a tutti gli sport, a tutti i settori dell’allenamento e alle tappe della costruzione a lungo termine della prestazione. Cinque sono i Princìpi fondamentali (generali) necessari alla programmazione di una metodologia di allenamento[3]:

  1. Princìpio della personalizzazione dell’attività di allenamento

Ognuno di noi è geneticamente diverso, questo vuol dire che non ci possono essere due allenamenti uguali per due persone diverse, pur avendo lo stesso obiettivo.

Legato a questo c’è il principio dell’individualizzazione del carico per cui gli stimoli allenanti devono essere adeguati alla capacità psicofisica della persona.

  1. Princìpio della ripetitività (sovracompensazione)

L’esercizio deve essere eseguito su base sistematica (l’effetto allenante scaturisce solo da esercizi ripetuti con frequenza).

Il corpo umano migliora in risposta all’allenamento. Da qui si collega il principio dell’uso e non uso, secondo il quale se una persona si allena mantiene i risultati ottenuti se smette di allenarsi li perde.

  1. Principio dell’incremento dei carichi

Per migliorare il corpo umano deve allenarsi ogni volta contro una resistenza o ad una intensità superiore a quella raggiunta. Le richieste fisiche devono essere aumentate sistematicamente[4].

È dimostrato che porta maggiori benefici[5] all’inizio della programmazione l’aumento della durata dell’esercizio piuttosto che l’aumento dei carichi.

  1. Princìpio dell’utilizzo di carichi massimali

I carichi massimali addestrano il corpo all’utilizzo delle potenzialità motorie acquisite.

  1. Princìpio dell’organizzazione ciclica dell’allenamento

Bisogna alternare allenamenti ad alta intensità, bassa intensità a periodi di riposo per ottenere i migliori risultati.

A questo si lega il concetto di supercompensazione per cui sappiamo che l’alternanza di stimoli allenanti e fasi di riposo pianificati in modo corretto porta ad un miglioramento della prestazione.

Metodo

Applicando in maniera corretta questi Princìpi alle “nostre” schede di allenamento in palestra dovrebbe quindi risultare che:

  1. ogni settimana aumenta il carico allenante, attraverso il numero di serie, o il numero di ripetizione, o il numero di esercizi, o i kg da vincere o diminuendo il recupero fra una serie e l’altra. All’inizio meglio prediligere l’aumento del numero di ripetizioni;
  2. ogni 2 settimane di allenamento ad alta intensità (80 – 90% del massimale) una settimana di allenamento a bassa intensità (65 – 70% del massimale), e ogni 4/5 settimane di allenamento una settimana di riposo (diminuzione del carico allenante, 40 – 50% del massimale);
  3. in una delle due settimane di allenamento ad alta intensità, utilizzo di carichi massimali precedentemente testati.
  4. scheda unica / personalizzata;

 

                                                                                                                                             Prof. Matteo Rossi

Athletic trainer

[1] Jurgen Weinec, L’allenamento ottimale, Ed. Calzetti Mariucci luglio 2001

[2] Cfr Kruger 1988; Saff 1988

[3] C. Bosco, A. Viru Biologia dell’allenamento Società stampa sportiva, Roma 1996

[4] Cfr. Thieb, Schnabel, Baumann 1980

[5] C. Bosco, A. Viru Biologia dell’allenamento Società stampa sportiva, Roma 1996

 

DEFINIZIONE MUSCOLARE IN PALESTRA

L’allenamento mirato  alla definizione si pone come obiettivo principale la riduzione del grasso  corporeo sottocutaneo, ma deve comunque rispettare e preservare il muscolo presente.

Molto importante, se non fondamentale, associare una dieta specifica, senza la quale è  pressoché  impossibile ottenere i risultati  sperati.

A differenza del dimagrimento, che è  considerato  una terapia (una prescrizione medica), la definizione ha delle finalità  puramente estetiche; il suo ruolo è  quello di mettere  in evidenza o addirittura esaltare la struttura muscolare dei soggetti, ed è  infatti per questo che la si cura nei periodi più  caldi, dove i soggetti sono più  propensi a mettersi in mostra piuttosto che nascondersi. Tutto questo però  facendo molta attenzione a non perdere la massa magra (muscolare)… ed è proprio questo il difficile!

Vediamo insieme qual è l’allenamento ideale da seguire in palestra per avere la tanto agognata DEFINIZIONE.

Non esiste uno standard, ma bensì bisogna conoscere bene le caratteristiche dei soggetti in questione, non solo dal punto di vista muscolare ma anche e soprattutto dal punto di vista nutrizionale, quindi si deve trovare un giusto compromesso tenendo  monitorati i progressi e soprattutto imparando ad ascoltare le sensazioni.

Esistono persone che per definirsi hanno bisogno di sedute aerobiche, al contrario invece  altre persone hanno bisogno solo di sedute con i pesi… quindi come detto non esiste l’allenamento perfetto.

In conclusione elenchiamo  qui sotto alcuni metodi per aumentare la propria definizione muscolare: ricordo ancora che non esiste il metodo perfetto, quindi il consiglio più  importante è quello di consultare oltre che un buon trainer anche un buon nutrizionista.

 

1 – lavoro aerobico al mattino(40/50′) e allenamento con i pesi  nel tardo pomeriggio

2 – allenamento  con i pesi e aerobico alternato

Due sedute  aerobiche(60′) e 3 di pesi(60′)

3 – allenamenti a circuito 2 volte alla settimana alternando stazioni aerobiche e esercizi di pesi

4 – pesi 30′ più  subito dopo lavoro aerobico (30′)

 

Per concludere possiamo dire che nel periodo di definizione è giusto lavorare più sulla qualità  che sulla quantità, soprattutto d’estate le lunghe sedute in palestra di 3-4 ore non sono consigliate.

Dott. Andrea Cattaneo

Direttore Fitness CUS Bergamo

P.S.: se vuoi consigli personalizzati contatta il CUS Bergamo o vieni in sede per parlare direttamente con i nostri personal trainer.

TRX: Esercizi per le gambe

In questo articolo illustreremo qualche esercizio per favorire lo sviluppo delle gambe (e non solo, come sapete), utilizzando il TRX.

Ricordo vivamente che l’utilizzo di tale attrezzo è consigliato a tutti, starà poi alla professionalità di chi vi consiglia, a seconda delle vostre esigenze, prediligere un esercizio piuttosto che un altro.

 

I 5 esercizi che descriveremo sono:

AFFONDO BULGARO

AFFONDO INCROCIATO

AFFONDO STATICO

SQUAT

SQUAT MONOPODALICO

 

AFFONDO BULGARO

Partire con il TRX posto alle spalle, inserire il collo di uno dei due piedi nella fibbia dell’attrezzo, gamba flessa e busto eretto. Da questa posizione, mantenendo una postura corretta, portare avanti il piede appoggiato a terra e scendere piegando la stessa gamba fino a formare un angolo di 90 gradi, mani o sui fianchi o libere (dipende dalla preparazione).

Fare attenzione a non sbilanciarsi in avanti con il tronco e a non oltrepassare con il ginocchio della gamba davanti (quella piegata) la linea dei piedi.

 

AFFONDO INCROCIATO

Posizionarsi fronte al TRX, afferrare con tutte e due le braccia le maniglie, da questa posizione piegate una gamba (quella che resterà avanti) mentre l’altra fletterà il polpaccio indietro per poi  andare ad incrociare posteriormente all’arto in appoggio. Questo esercizio lo si può fare andando ad appoggiare l’arto che incrocia. Non appoggiandolo l’esercizio risulta più complicato.

 

SQUAT MONOPODALICO

L’esercizio è  più  intenso a seconda di quanto vi aggrappate alla corda: questo determinerà  il grado di difficoltà.

Altro elemento di difficoltà dipenderà da quanto più  in basso si porterà il gluteo.

Afferrare le maniglie del TRX con 2 mani e staccare un piede da terra, piegare la gamba fino ad arrivare in accosciata completa mentre l’altra gamba è distesa in avanti (senza farla toccare).

 

AFFONDO STATICO

Partenza con fronte al TRX, gambe in divaricata sagittale (una davanti all’altra), entrambe le mani in presa al TRX, senza spostare i piedi piegare entrambe le gambe fino a formare angoli di 90 gradi, cercare di mantenere il busto eretto.

 

SQUAT TRX

Partenza fronte al TRX, come per uno squat normale divaricate le gambe alla larghezza delle spalle, extra ruotare (aprire) leggermente le punte dei piedi, afferrare con entrambe le mani le corde, piegate fino ad arrivare a portare il bacino all’altezza del ginocchio. Porre attenzione nel non superare con il ginocchio la linea immaginaria delle punte dei piedi.

 

IN CONCLUSIONE mi permetto di dire che la versatilità  di questo attrezzo lo porta all’utilizzo di tutti…da esercizi “facili” e per tutti (quasi) ad esercizi molto difficili e non alla portata  di tutti…..IMPROVVISARE sarebbe la scelta sbagliata….chiedete sempre consiglio.

BUON ALLENAMENTO!

 

Dott. Andrea Cattaneo

Direttore Fitness CUS Bergamo

CONSIGLI UTILI PER IL PERIODO ESTIVO

 

MOLTE persone sono abituate ad allenarsi durante tutto l’anno, e le vacanze estive possono essere un periodo molto proficuo per continuare ad allenarsi e mantenersi in forma.

Con l’allenamento in vacanza non bisogna però  rinunciare anche al meritato RIPOSO.

Allenarsi tutto l’anno fa’ benissimo, ma è indubbio che il corpo  abbia bisogno di riposo: un periodo di sosta può  essere necessario per recuperare da piccoli traumi che un lavoro prolungato genera sui legamenti, tendini e muscoli. Questo può  essere considerato il primo importante consiglio.

Per gli appassionati e fanatici del fitness sfatiamo il tabù che un periodo di riposo possa far perdere tutto quello che durante l’anno avete fatto: gli effetti positivi possono essere mantenuti per diversi mesi. D’estate (secondo consiglio) si può  ridurre la frequenza degli allenamenti, senza diminuire l’intensità… quindi, invece di fare allenamento tutti i giorni, divideteli in 2-3 alla settimana e (terzo consiglio) approfittatene  per tenervi in forma magari praticando uno sport all’aria aperta.

Dal punto di vista puramente sportivo e teorico mi permetto di darvi dei consigli dell’allenamento estivo. Elencheremo dei semplici suggerimenti (che trovate nell’abc dello sport) per fare le cose fatte bene..

 

– Allenatevi nelle ore meno calde.

– Privilegiate un allenamento moderato (utile per tenere sotto controllo i grassi, conservando una buona efficienza degli apparati circolatorio e respiratorio).

– Associate all’allenamento sedute di allungamento (stretch,yoga).

 

Ora qualche consiglio dal punto di vista alimentare (generici ma sempre utili):

– preferire alimenti proteici(utili al mantenimento del tono muscolare);

– fondamentale l’apporto di frutta e verdura ricche di sali minerali vitamine e acqua (che contribuiscono ad idratare il corpo);

– bere almeno due lt d’acqua al giorno (consiglio di bere tante volte in poche quantità);

– limitare l’uso di alcolici.

 

In conclusione, come spesso mi piace fare, per fare le cose fatte bene il consiglio più  grande e importante che posso darvi è  di mantenere un certo EQUILIBRIO in tutto…..questo è  il segreto per un benessere PSICOFISICO.

Dott. Andrea Cattaneo

Direttore Fitness CUS Bergamo

CORE E CORE STABILITY

Il core stability è un sistema motorio creato dal lavoro coordinato e sincronizzato di muscoli e cervello.

Questo sistema viene sempre più studiato e allenato per i suoi enormi benefici sul benessere fisico delle persone e soprattutto sulle performance degli atleti.

 

Il CORE, tradotto letteralmente a NUCLEO, è formato da muscoli che creano una sorta di “casa” intorno alla pancia: oltre ai muscoli addominali (trasverso, retto addominale, obliqui interni ed esterni) abitualmente associati al CORE, costituiscono le fondamenta e le pareti della casa i glutei e le gambe ed infine i muscoli dorsali e lombari tipo multiuso,quadrato dei lombi e gli elettori spinali.

 

Tutti questi muscoli conferiscono al corpo una stabilità al centro, che consente di mantenere una postura corretta e funzionale ai gesti che compiamo tutti i giorni.

 

Il miglioramento del CORE porta a grandi vantaggi:

  • Migliora la presa di coscienza del corpo
  • Migliora il controllo motorio
  • Sviluppa l’equilibrio
  • Previene problemi vertebrali
  • Migliora la stabilità del corpo e dell’esercizio fisico in generale

 

Oggi il CORE STABILITY (stabilità del CORE) è inserito praticamente in tutti i programmi rieducativi (non solo quelli del tronco, ma anche in quelli alle estremità); inoltre tutti gli atleti professionisti (dove una parte dell’allenamento è dedicata solo a quello) e gli amatori la allenano.

 

Insomma, la core stability è diventata ormai un complemento necessario degli allenamenti di tutti gli sport, e di conseguenza anche nel fitness.

 

Dott. Andrea Cattaneo

Direttore Fitness CUS Bergamo

Il Bagno Turco al CUS

Oltre alla sauna, della quale abbiamo parlato nella newsletter precedente (link), al CUS puoi godere anche dei benefici del BAGNO TURCO!

Vieni al CUS, questo servizio è compreso nell’abbonamento FITNESS!

 

Il bagno turco ha origini nel Medio Oriente, e a differenza della sauna l’ambiente è umido (100% di umidità).

All’interno della stanza si crea una vera e propria nebbia, che depositandosi sulla pelle favorisce la traspirazione.

Il bagno turco consente inoltre di riservarsi un momento di relax e riposo.

Nella tradizione marocchina questo trattamento veniva accompagnato da trattamenti con sapone nero, olio di Argan, argilla (ghassul) e proseguiva con un massaggio. Un bagno o una doccia in acqua fredda chiudevano il trattamento.

Il bagno turco, detto anche Hammam, costituisce un trattamento di bellezza molto diffuso nelle spa e nei beauty-farm.

Ecco alcune indicazioni utili per un corretto utilizzo di questo servizio:

Prima di entrare nel bagno turco, se provenienti da un allenamento, in particolare se intenso, riprendersi dall’affaticamento riposandosi per una ventina di minuti e reintegrare i sali minerali persi con la sudorazione, reidratandosi sorseggiando acqua o bevande assolutamente non ghiacciate.

Al termine del bagno turco, riposarsi e reidratarsi allo stesso modo. Non entrare altresì in sauna o bagno turco per almeno due ore dopo un pasto principale e tantomeno a stomaco completamente vuoto.

Prima di entrare nel bagno turco fare una doccia e quindi asciugarsi accuratamente per pulire la pelle dalle impurità accumulate sia durante il giorno che durante l’attività fisica, liberando i pori e favorendo la sudorazione durante la permanenza nel bagno turco.

Nel bagno turco è ammesso l’uso di costumi e ciabatte. Ricordarsi di togliere anche lenti a contatto, orologi, anelli ecc. che potrebbero scottare o danneggiarsi con il calore.

E’ altresì obbligatorio entrare nel bagno turco con un telo che deve essere steso sulla panca prima di sedersi. Anche i piedi devono poggiare sul telo evitando che il sudore bagni le panche dove poi siederanno altre persone. Nel bagno turco prima di sedersi è buona norma lavare con un getto d’acqua la panca, operazione da ripetere anche prima di lasciare il bagno turco.

Non è consentito portare alcun oggetto all’interno del bagno turco, tantomeno bibite, libri o giornali. Il bagno turco è luogo di relax: chiacchiere e rumori devono essere lasciati fuori.

 

Michele Daminelli

Personal Trainer FIPE, Preparatore Atletico FIF e Istruttore di Kickboxing

Fonti: www.wikipedia.it, “L’enciclopedia libera”

www.britannica.com, “Enciclopedia Britannica”

www.cusbergamo.it, “Centro Universitario Sportivo“, Indicazioni corretto utilizzo sauna e bagno turco

 

TRX: Esercizi per la schiena

 

Nei precedenti post abbiamo visto cosa è il TRX e come funziona.

Oggi vi descriveremo qualche esercizio per la catena muscolare posteriore, ed in particolare per i dorsali e tutti i muscoli accessori.

Gli esercizi sarebbero moltissimi, ma oggi ci soffermeremo in particolare su 3 esercizi e le loro principali varianti, paragonandoli alle macchine isotoniche presenti in palestra.

 

REMATORE TRX

Questo esercizio si esegue ponendosi frontalmente al TRX, impugnando le maniglie, facendo perno con i piedi e trazionandosi, portando il corpo in avanti e quindi le braccia e i gomiti indietro.

Con questo esercizio attiveremo i muscoli del gran dorsale, del trapezio, dei glutei e degli  addominali.

Le varianti sono molteplici: lo stesso esercizio lo si può eseguire alzando leggermente le braccia e formando un angolo retto fra braccio e avambraccio, oppure pronando il braccio, o addirittura eseguendolo con un braccio solo.

L’omologa macchina isotonica è la VERTICAL ROW con le relative varianti (presa larga, presa stretta, presa inversa, presa singola).

 

APERTURE TRX

Le aperture TRX, o croci inverse al TRX, si eseguono in modo simile al REMATORE TRX con la differenza che la trazione è eseguita formando con le braccia una croce: in questo modo attiveremo anche i muscoli sottoscapolari, i trapezi romboidei e tutti gli altri già citati nel rematore TRX, oltre che i muscoli cosiddetti posturali o dell’equilibrio.

L’omologa macchina isotonica è la rowing torso.

 

PLANK TRX

Per eseguire questo esercizio dobbiamo inserire i piedi nelle fibbie dell’attrezzo e quindi appoggiarci sui gomiti. Successivamente bisogna mantenere una posizione parallela al terreno, facendo attenzione ad avere i gomiti sulla stessa linea delle spalle.

I muscoli interessati sono principalmente i lombari, i dorsali e gli addominali.

Paragonandolo ad un plank normale in appoggio il livello di difficoltà è più elevato in quanto l’appoggio verte solo su due punti anziché 4: in questo modo vengono attivati tutti i muscoli stabilizzatori.

 

RIASSUMENDO..

I vantaggi di un allenamento con il TRX è il reclutamento di un numero maggiore di muscoli, in quanto l’adattamento posturale è elevato. Inoltre è possibile allenare tutta la parte di propriocettività, utile nello sport e nella vita di tutti i giorni.

Gli svantaggi sono sicuramente legati al fatto che non è possibile lavorare con i sovraccarichi.

 

Per un lavoro di pura qualità il TRX risulta sicuramente migliore delle macchine isotoniche, se invece il lavoro vuole essere di quantità…le macchine forse ad oggi hanno qualcosa in più. La soluzione sicuramente più efficace è un buon mix di allenamento con TRX e con macchine isotoniche.

 

Dott. Andrea Cattaneo

Direttore Fitness CUS Bergamo

La Sauna al CUS

 

Cosa c’è di meglio, dopo un duro allenamento, di un po’ di relax in SAUNA?

Vieni al CUS, la sauna è compresa nell’abbonamento FITNESS!

 

La pratica della sauna deriva da rituali antichi, ed è molto popolare nei popoli nordici.

Negli ultimi anni si sta diffondendo come pratica di wellness  anche nei paesi dell’Europa centrale.

Solitamente la sauna è costituita da una stanza con pannelli di legno all’interno della quale ci si rilassa su delle panche. La temperatura dell’aria può variare tra i 70° ed i 100°C, mentre l’umidità relativa dell’aria varia tra il 15% ed il 30%.

Questa pratica consiste in cicli ripetuti di esposizione al caldo ed al freddo, e la durata di queste esposizioni dipendono dalla sensazioni personali: solitamente variano dai 5 ai 20 minuti. L’esposizione al caldo viene seguita da un raffreddamento, che può essere eseguito con una doccia, un bagno o semplicemente rilassandosi a temperatura ambiente. Anche in questo caso la durata dipende dalle sensazioni personali.

Il tempo di recupero dopo i cicli di caldo/freddo deve consentire di far normalizzare la temperatura corporea, e quindi di smettere di sudare.

 

Michele Daminelli

Personal Trainer FIPE, Preparatore Atletico FIF e Istruttore di Kickboxing

Fonte: Kukkonen-Harjula, Kauppinen, “Health effects and risks of sauna bathing”, 2006, International Journal of Circumpolar Health