allenamento

Bambini 6-12 e Sport

 

Le tappe di sviluppo dello schema corporeo vengono collocate in un periodo di vita che va dalla nascita fino ai dodici anni circa. Secondo la maggior parte degli autori in letteratura, sono identificabili tre stadi fondamentali nell’acquisizione del suddetto schema:

– Tappa del corpo vissuto (0 – 3 anni)
– Tappa del corpo percepito (4 – 6 anni)
– Tappa del corpo rappresentato (7 – 12 anni)

“Nella misura in cui il bambino ha l’uso del proprio corpo, può apprendere gli elementi del mondo che lo circonda e stabilire delle relazioni tra essi. Può cioè sviluppare l’intelligenza”

L’educazione motoria, in questa fase evolutiva del bambino deve necessariamente essere considerata come un mezzo per lo sviluppo delle attitudini all’apprendimento motorio.
È solo partendo dalla congrua e coerente stimolazione multilaterale che si può in futuro orientare il bambino verso una specifica attività.
Tutto questo si traduce con una attività motoria che sia la più varia possibile con l’implicito risultato di non essere preclusa a nessuno.
Partendo da queste considerazioni, si evince che tutti gli sport soprattutto di squadra (il lavoro di squadra contribuisce allo sviluppo psicomotorio per mezzo di esperienze individuali nel seno di un gruppo ed esperienze collettive dove sono richieste organizzazione, cooperazione e comunicazione) vanno bene a patto che sviluppino gli schemi motori di base e le capacità coordinative attraverso principalmente il GIOCO.

Il Gioco, nell’ambito dell’educazione motoria, deve valorizzare tre dimensioni:

– Dimensione immaginativa: permette di porre in relazione simbolica il mondo interiore con quello esteriore e assicura la necessaria spontaneità di espressione su tutti i campi possibili.
– Dimensione funzionale: permette al bambino di applicare tecniche di problem solving a circostanze motorie attraverso vari tentativi, sperimentando e valorizzando così il significato di errore.
– Dimensione normativa (ovvero relativa alle norme, alle regole): permette al bambino, in modo ludico, di imparare che ci sono delle regole che vanno comprese, condivise e quindi rispettate. Le regole si pongono come “confini” nella crescita dei bambini in quanto stabiliscono dei limiti tra ciò che è consentito e ciò che non lo è. La demarcazione che ne deriva è fattore indispensabile per la socializzazione.
Nota Bene: Diffidate da tutte le associazioni sportive che hanno come obiettivo lo sviluppo precoce e la specializzazione sportiva del bambino, il cui unico scopo è quello di ottenere risultati / vittorie nell’immediato, trascurando l’importanza delle tappe di sviluppo del bambino!
Ricordiamoci che il bambino che ha avuto la possibilità di sperimentare diverse discipline sportive, ha un bagaglio motorio che gli consente, verso i 12-13 anni, di scegliere / cambiare lo sport che preferisce senza avere la “paura” di essere impacciato e il conseguente abbandono sportivo.

Prof. Matteo Rossi
Athletic trainer

Il CUS Bergamo ritorna a fare le ore piccole!

 

 

Messa ormai quasi da parte l’estate, durante la quale il CUS Bergamo ha ridotto leggermente gli orari di apertura, DAL PRIMO SETTEMBRE il centro riprende col botto a pieno ritmo! Di seguito gli orari validi da inizio settembre a fine giugno.

LUN – VEN –> centro aperto dalle 7 a mezzanotte, sala fitness attiva dalle 7 alle 22:30, campi prenotabili fino alle 23.
SAB –> centro aperto dalle 9 alle 19, sala fitness attiva dalle 9 alle 17, campi prenotabili fino alle 18:00.
DOM –> centro aperto dalle 9 alle 19, sala fitness attiva dalle 9 alle 13, campi prenotabili fino alle 18:00.

Inoltre ricominciano tutte le attività sportive, dalle arti marziali alla danza –> https://cusbergamo.it/sport/

Hai già scelto cosa fare? Se non l’hai ancora fatto puoi prenotare le prove, o passa direttamente da noi a chiedere informazioni!

Il CUS Bergamo non si ferma praticamente mai, tranne che per pochissimi giorni l’anno in cui chiude: 1/1 Capodanno, 6/1 Epifania, Pasqua, Lunedì di Pasqua, 15/8 Ferragosto, 1/11 Ognissanti, 8/12 Immacolata Concezione, 25/12 Natale, 26/12 Santo Stefano. Mentre ha orari ridotti (centro aperto dalle 9 alle 14, sala fitness dalle 9 alle 13) nei seguenti giorni: Vigilia di Pasqua, 25/4, 1/5, 2/6, 24/12 e 31/12.

Dunque, mi raccomando, da settembre mettiamo da parte il bradipo che c’è in noi nei mesi più caldi dell’anno, e ricominciamo a pieno ritmo!

Vi aspettiamo come sempre: CARICHI E NUMEROSI!

 

Intervista a Thomas Carlessi, aspirante allenatore, aiuto-allenatore di Taekwondo presso il CUS Bergamo

 

 

COS’È IL TAEKWONDO?

È una disciplina coreana che significa arte di tirare calci e pugni in volo, ufficialmente sport olimpico da Sidney 2000. Noi in particolare facciamo Taekwondo WTF, che si differenzia dal Taekwondo ITF per essere più moderno e focalizzato sullo sparring.

 

QUANDO HAI INIZIATO?

Taekwondo l’ ho iniziato a 25 anni… con le arti marziali in generale ho cominciato a 17 con la Kickboxing, dove sono arrivato all’ obiettivo che mi ero prefissato (cintura nera, 1° dan).

 

PERCHÉ HAI INIZIATO?

Per caso: ero annoiato, non avevo nulla da fare e ho cercato in Internet una disciplina di arti marziali che potesse interessarmi. Avevo già avuto esperienza con altre arti marziali, ad esempio la Kickboxing. Avevo deciso di cambiare disciplina per mettere alla prova la mia conoscenza sulle arti marziali e migliorare. Ho cercato informazioni su varie discipline e mi è piaciuto il Taekwondo, visto che ero più portato a muovere le gambe e il Taekwondo si concentra soprattutto su quelle.

 

HAI SEMPRE FATTO L’AGONISTA?

No, ho iniziato con il Taekwondo, poco dopo averlo cominciato (1 mese). Biagio Brunetti, il nostro maestro, voleva farmi provare e io ero curioso, per vedere cosa volesse dire salire sul ring per una gara… ho provato e da lì poi ho iniziato a fare le gare.

 

HAI AVUTO PAURA ALLA TUA PRIMA GARA?

Un po’ di ansia ce l’avevo, essendo appunto la prima gara in assoluto. Ero abbastanza teso e nervoso prima di entrare sul quadrato, poi una volta che entri e sei di fronte all’ avversario ti si azzera il cervello, ti concentri solo sull’ obiettivo e incominci ad ascoltare quello che ti viene detto, i consigli che ti vengono dati da allenatori e compagni, da chi ha fatto un po’ più di esperienza e gare, e cerchi di mettere insieme tutto quello che ti dicono per fare del tuo meglio durante l’incontro.

 

E COM’ È ANDATA LA PRIMA GARA?

L’ho vinta, 27 a 3!

 

COSA SI FA IN UN ALLENAMENTO?

Per gli adulti (dai 13 ai 99 anni) si parte con riscaldamento per mettere in moto tutti i muscoli del corpo ed evitare poi di farsi male con strappi e dolori vari (si parte a mettere in moto il corpo dal basso verso l’alto iniziando da una leggera corsa), a seguire stretching per allungare i muscoli e prevenire traumi, poi riscaldamento sui colpitori (sono dei cuscini fatti a paletta) per le gambe (si parte dai calci bassi e man mano si punta a scaldare i muscoli per i calci alti). Tutto viene effettuato in modo dinamico, non si sta mai fermi.

Dopodiché, in base al piano messo appunto dall’ istruttore Enea Facheris insieme a Biagio (diverso per persone nuove appena iscritte, amatori e agonisti), si procede con l’ allenamento vero e proprio, che cambia all’ incirca di settimana in settimana, in base agli step da raggiungere per arrivare all’ obiettivo finale, che può essere ad esempio la preparazione ad una gara importante per gli agonisti. Questi ultimi partono infatti con una tipologia di preparazione, poi passano al carico, poi alla tattica fino ad arrivare allo scarico prima della gara. Mai fare carico prima della gara per gli agonisti, soprattutto nel Taekwondo che lavora molto sulle gambe!

In generale, comunque, nel caso ci si accorga di qualche deficit su una qualche tecnica, si lascia momentaneamente da parte il programma per soffermarsi sulla tecnica in questione. Questo per le cinture colorate, mentre per le cinture nere è tutta un’ altra questione, in quanto hanno già padronanza della tecnica.

Passata la fase iniziale dell’ allenamento, si mettono le corazze e si fa combattimento vero e proprio contro i compagni di squadra, cercando di replicare le tecniche esercitate in precedenza sul colpitore. Il combattimento può essere vincolato (es. utilizzando solo la gamba destra, oppure solo calci bassi, o altro), oppure libero, o anche semi-vincolato (es. ogni dieci calci devi inserire una tecnica specifica).

Oltre al combattimento, comunque, c’è anche il campo delle forme nel Taekwondo: una serie di mosse in un combattimento simulato uno contro uno contro un avversario della tua stessa altezza. È un po’ l’ equivalente del kata nel Karate, ed è nel programma olimpico Tokyo 2020. L’esecuzione aiuta molto il miglioramento delle tecniche, sia di calci che di pugni, della respirazione e della concentrazione.

Per i bambini (dai 4 anni ai 12) l’allenamento invece è completamente diverso, è più una sorta di avviamento allo sport tramite il Taekwondo. Il bambino vede gli esercizi più come dei giochi fisici, con cui viene portato ad eseguire determinati schemi motori di base inserendo anche tecniche di Taekwondo.

 

TU CHE CINTURA SEI?

Sono partito da una mezza blu (avendo già fatto Kickboxing l’esperienza mi ha aiutato) e, facendo poi tutti gli esami, adesso sono da poco cintura nera, 1° dan.

 

DICIAMO ALLORA CHE È MEGLIO NON FARTI ARRABBIARE…

Beh partiamo dal presupposto che, come tutte le arti marziali, va usata solo per legittima difesa! Dunque se mi fai arrabbiare non posso usare il Taekwondo… se mi tiri un pugno e mi attacchi, posso usarlo. Bisogna però prestare molta attenzione con le arti marziali, soprattutto col Taekwondo perché è molto devastante: hai più forza nel calcio, e soprattutto hai una distanza maggiore rispetto a un pugno, dunque tu sei pericoloso da più lontano. È una cosa su cui gli allenatori e la società giustamente insistono molto: fare Taekwondo solo in palestra, evitare di farlo a casa perché puoi diventare pericoloso e far male! In palestra sei controllato e protetto, fuori no e l’uso del Taekwondo è reputato arma bianca (come tutte le arti marziali). Se sappiamo che un atleta usa il Taekwondo fuori dal contesto della palestra e non per legittima difesa, viene espulso dalla società! Stessa cosa se non si tiene un comportamento appropriato in palestra, non si rispettano i compagni e il grado; la disciplina è fondamentale!

 

SERVE QUALCOSA DI PARTICOLARE PER PRATICARE?

Per cominciare basta un outfit basico: pantaloni (lunghi per una questione igienica) e maglietta, piedi nudi! Tutta l’attrezzatura che serve ce l’ abbiamo, anche qualche protezione da prestare, ma se uno vuole iniziare le cose fondamentali richieste sono due: paradenti e conchiglia (sia per uomini che per donne).

 

PERCHÈ CONSIGLIERESTI IL TAEKWONDO?

Perchè ti insegna la disciplina e migliora la conoscenza del proprio corpo, per mettersi alla prova e superare i propri limiti fisici e mentali. Il detto mens sana in corpore sano qui calza a pennello, infatti fra gli atleti vi sono stati miglioramenti anche a livello di rendimento scolastico da quando hanno iniziato a praticare questo sport, che è anche una valvola di sfogo!

Sembra uno sport individuale ma lo è solo sul quadrato, quando sei in gara. La squadra è fondamentale, non puoi allenarti da solo, è importante confrontarti con persone diverse. Può sembrare uno sport violento ma non è così, perchè in gara sei protetto dalla testa ai piedi. Per i bambini c’è il casco con la visiera in plexiglas (per la protezione del naso), mentre gli adulti non hanno la visiera. È anche uno sport tecnologico: vi sono multipli sensori che captano i colpi tecnicamente corretti (in base al tuo peso, si attivano se colpisci con la giusta forza e la giusta velocità). Inoltre, cosa non trascurabile, è uno sport spettacolare: vengono eseguiti moltissimi calci e pugni in volo, a rotazione.

 

 

Tutti i contatti e le informazioni sui corsi e le prove sono visibili al link —> https://taekwondo.cusbergamo.it/

 

 

Intervista a Mohamed Jendaoui, tecnico Olimpia Karate CUS Bergamo ASD e coach internazionale WKF

 

TU SEI COACH WKF… MA COSA SIGNIFICA WKF?

WKF è la World Karate Federation, unica federazione mondiale che può partecipare alle Olimpiadi.

 

QUANDO HAI INIZIATO?

Ho iniziato tardi, quando avevo 15 anni, a San Pellegrino Terme.

 

PERCHÉ HAI INIZIATO?

Non ti so dire un perché preciso, mi sono sempre piaciute le arti marziali, però purtroppo abitando a Branzi mi era impossibile praticarle (non c’era alcuna palestra lì vicino). Appena sono cresciuto un po’, ho potuto iniziare: fortunatamente mi portava un mio amico a San Pellegrino, perché i miei genitori con i turni di lavoro non sarebbero riusciti. Da lì ho iniziato a praticare e non mi sono più fermato.

 

COS’È IL KARATE?

Il Karate è nato innanzitutto come sport di difesa. Quello che noi pratichiamo qui al CUS Bergamo è un Karate sportivo, agonistico (ha un’impronta leggermente diversa da quello che è il Karate tradizionale). Dà la possibilità ai ragazzi di allenarsi, confrontarsi con i compagni e allo stesso tempo misurarsi a livello nazionale e internazionale.

 

A CHI LO CONSIGLIERESTI?

A tutti, chiunque può farlo, dai 4 ai 99 anni!

 

PER DIVENTARE AGONISTA COSA CONSIGLI? CHE CARATTERISTICHE DEVE AVERE UN AGONISTA O ASPIRANTE TALE?

Per essere un agonista devi essere bravo a sacrificarti. Significa che devi essere pronto a dare il tuo tempo: un agonista di alto livello si allena 5 giorni a settimana, poi il sabato e la domenica vi sono le gare. Fare l’agonista significa rinunciare a qualche serata con gli amici, fare allenamenti durissimi anche in condizioni pessime (anche se non stai bene, ti alleni per le gare importanti). Detto ciò,  tutti possono ambire ad essere agonisti: bisogna porsi degli obiettivi e avere determinazione nel perseguirli. La determinazione è una caratteristica fondamentale degli agonisti. La paura (di sbagliare, di farsi male), diversamente da ciò che si potrebbe pensare in prima battuta, è un vantaggio: ci ricorda che siamo umani, ci sprona a fare sempre meglio.

Non c’è un’età per iniziare a fare l’agonista, io ad esempio ho iniziato tardi, poco dopo aver iniziato Karate. E ho continuato finché purtroppo  non ho subito la rottura dei legamenti del ginocchio mentre ero a lavoro. Avevo sentito male, poi durante l’allenamento mi sono accorto che non riuscivo a muoverlo. Questo infortunio ha fermato la mia carriere agonistica, ma sicuramente non ha fermato la passione per il Karate!

 

QUANDO HAI INIZIATO A FARE IL TECNICO?

Mentre facevo l’agonista! La cosa più bella di questo sport è trasmetterne le sensazioni (tutte: dall’essere sul quadrato pronto per un combattimento fino alle sensazioni legate alle vittorie e alle sconfitte anche) e la passione agli altri, a chi alleni. Cerco di dare ai miei allievi tutto quello che ho ricevuto da questo sport, e anche di più.

 

COSA SI FA IN UN ALLENAMENTO?

Per quanto riguarda i bambini (dai 4 ai 10/11), essi vengono coinvolti in un gioco Karate, dove si impara innanzitutto il coordinamento, e imparano a stare insieme al gruppo. Si cerca piano piano di trasmettere loro quelli che sono i valori del Karate, fino a trasformarli in piccoli campioni: si parte da una fase di riscaldamento e acrobatica, fino a imparare a tirare le tecniche.

Gli agonisti (dai 12 anni) si concentrano sulle tecniche specifiche per la gara. Infatti, il Karate è uno sport in continua evoluzione, i tecnici devono tenersi aggiornati! Io spesso viaggio in campo internazionale, avendo la fortuna di collaborare anche con la Nazionale del Marocco posso essere presente in diverse gare internazionali e avere una visione più ampia di quello che è il Karate a livello mondiale. Così facendo ho la possibilità di studiare quali sono le nuove strategie, gli allenamenti migliori e adattarli quando torno qui in Italia.

Infine, gli amatori non più bambini (atleti non agonisti) fanno la parte di riscaldamento con gli agonisti, poi mantengono gli stessi lavori (dai propedeutici alle tecniche basiche di Karate) con ritmi un pochino più blandi.

 

PERCHÉ LO CONSIGLIERESTI?

Ci si allena come una squadra, come un team, sebbene il Karate sia uno sport individuale. Quando un membro della squadra gareggia, tutti sono lì a tifarlo. Se si devono battere tra compagni danno il massimo, ma finita la gara tornano amici come prima. Questo significa fare squadra!

 

SERVE QUALCOSA DI PARTICOLARE PER PRATICARE?

Passione, determinazione e soprattutto grinta!

 

 

Tutti i contatti e le informazioni sui corsi e le prove sono visibili al link —> https://olimpiakarate.cusbergamo.it

I PRINCIPI DELL’ALLENAMENTO

 

Nel mondo del fitness esistono diversi sistemi di allenamento a cui ispirarsi, alcuni scientificamente dimostrati e altri più empirici.

Nell’ambito della letteratura scientifica in materia di fitness sono stati individuati dei Princìpi [1] a cui tutti i sistemi di allenamento dovrebbero far riferimento, sia che si tratti del mondo delle palestre sia che si tratti degli sport più “tradizionali” (calcio, pallavolo……).

Distinguiamo Princìpi generali e Princìpi speciali.

I Princìpi speciali si riferiscono ai singoli aspetti, quali ad esempio l’allenamento tecnico – coordinativo, o ad un gruppo specifico di obiettivi, come quelli dello sport praticato a scopi riabilitativi[2].

I Princìpi generali si estendono a tutti gli sport, a tutti i settori dell’allenamento e alle tappe della costruzione a lungo termine della prestazione. Cinque sono i Princìpi fondamentali (generali) necessari alla programmazione di una metodologia di allenamento[3]:

  1. Princìpio della personalizzazione dell’attività di allenamento

Ognuno di noi è geneticamente diverso, questo vuol dire che non ci possono essere due allenamenti uguali per due persone diverse, pur avendo lo stesso obiettivo.

Legato a questo c’è il principio dell’individualizzazione del carico per cui gli stimoli allenanti devono essere adeguati alla capacità psicofisica della persona.

  1. Princìpio della ripetitività (sovracompensazione)

L’esercizio deve essere eseguito su base sistematica (l’effetto allenante scaturisce solo da esercizi ripetuti con frequenza).

Il corpo umano migliora in risposta all’allenamento. Da qui si collega il principio dell’uso e non uso, secondo il quale se una persona si allena mantiene i risultati ottenuti se smette di allenarsi li perde.

  1. Principio dell’incremento dei carichi

Per migliorare il corpo umano deve allenarsi ogni volta contro una resistenza o ad una intensità superiore a quella raggiunta. Le richieste fisiche devono essere aumentate sistematicamente[4].

È dimostrato che porta maggiori benefici[5] all’inizio della programmazione l’aumento della durata dell’esercizio piuttosto che l’aumento dei carichi.

  1. Princìpio dell’utilizzo di carichi massimali

I carichi massimali addestrano il corpo all’utilizzo delle potenzialità motorie acquisite.

  1. Princìpio dell’organizzazione ciclica dell’allenamento

Bisogna alternare allenamenti ad alta intensità, bassa intensità a periodi di riposo per ottenere i migliori risultati.

A questo si lega il concetto di supercompensazione per cui sappiamo che l’alternanza di stimoli allenanti e fasi di riposo pianificati in modo corretto porta ad un miglioramento della prestazione.

Metodo

Applicando in maniera corretta questi Princìpi alle “nostre” schede di allenamento in palestra dovrebbe quindi risultare che:

  1. ogni settimana aumenta il carico allenante, attraverso il numero di serie, o il numero di ripetizione, o il numero di esercizi, o i kg da vincere o diminuendo il recupero fra una serie e l’altra. All’inizio meglio prediligere l’aumento del numero di ripetizioni;
  2. ogni 2 settimane di allenamento ad alta intensità (80 – 90% del massimale) una settimana di allenamento a bassa intensità (65 – 70% del massimale), e ogni 4/5 settimane di allenamento una settimana di riposo (diminuzione del carico allenante, 40 – 50% del massimale);
  3. in una delle due settimane di allenamento ad alta intensità, utilizzo di carichi massimali precedentemente testati.
  4. scheda unica / personalizzata;

 

                                                                                                                                             Prof. Matteo Rossi

Athletic trainer

[1] Jurgen Weinec, L’allenamento ottimale, Ed. Calzetti Mariucci luglio 2001

[2] Cfr Kruger 1988; Saff 1988

[3] C. Bosco, A. Viru Biologia dell’allenamento Società stampa sportiva, Roma 1996

[4] Cfr. Thieb, Schnabel, Baumann 1980

[5] C. Bosco, A. Viru Biologia dell’allenamento Società stampa sportiva, Roma 1996

 

DEFINIZIONE MUSCOLARE IN PALESTRA

L’allenamento mirato  alla definizione si pone come obiettivo principale la riduzione del grasso  corporeo sottocutaneo, ma deve comunque rispettare e preservare il muscolo presente.

Molto importante, se non fondamentale, associare una dieta specifica, senza la quale è  pressoché  impossibile ottenere i risultati  sperati.

A differenza del dimagrimento, che è  considerato  una terapia (una prescrizione medica), la definizione ha delle finalità  puramente estetiche; il suo ruolo è  quello di mettere  in evidenza o addirittura esaltare la struttura muscolare dei soggetti, ed è  infatti per questo che la si cura nei periodi più  caldi, dove i soggetti sono più  propensi a mettersi in mostra piuttosto che nascondersi. Tutto questo però  facendo molta attenzione a non perdere la massa magra (muscolare)… ed è proprio questo il difficile!

Vediamo insieme qual è l’allenamento ideale da seguire in palestra per avere la tanto agognata DEFINIZIONE.

Non esiste uno standard, ma bensì bisogna conoscere bene le caratteristiche dei soggetti in questione, non solo dal punto di vista muscolare ma anche e soprattutto dal punto di vista nutrizionale, quindi si deve trovare un giusto compromesso tenendo  monitorati i progressi e soprattutto imparando ad ascoltare le sensazioni.

Esistono persone che per definirsi hanno bisogno di sedute aerobiche, al contrario invece  altre persone hanno bisogno solo di sedute con i pesi… quindi come detto non esiste l’allenamento perfetto.

In conclusione elenchiamo  qui sotto alcuni metodi per aumentare la propria definizione muscolare: ricordo ancora che non esiste il metodo perfetto, quindi il consiglio più  importante è quello di consultare oltre che un buon trainer anche un buon nutrizionista.

 

1 – lavoro aerobico al mattino(40/50′) e allenamento con i pesi  nel tardo pomeriggio

2 – allenamento  con i pesi e aerobico alternato

Due sedute  aerobiche(60′) e 3 di pesi(60′)

3 – allenamenti a circuito 2 volte alla settimana alternando stazioni aerobiche e esercizi di pesi

4 – pesi 30′ più  subito dopo lavoro aerobico (30′)

 

Per concludere possiamo dire che nel periodo di definizione è giusto lavorare più sulla qualità  che sulla quantità, soprattutto d’estate le lunghe sedute in palestra di 3-4 ore non sono consigliate.

Dott. Andrea Cattaneo

Direttore Fitness CUS Bergamo

P.S.: se vuoi consigli personalizzati contatta il CUS Bergamo o vieni in sede per parlare direttamente con i nostri personal trainer.

INTERVISTA A PAOLO ALLEVI, FONDATORE E PRESIDENTE DELLA KICKBOXING CUS BERGAMO

 

C.N. 5° Dan di Kickboxing
Maestro benemerito FIKBMS (Federazione Italiana Kickboxing)
Medaglia di bronzo CONI per meriti sportivi
Maestro Full Contact, Light Contact e Semi Contact
Consigliere FIKBMS per 10 anni e successivamente Vicepresidente FIKBMS per 20 anni
Membro della Scuola Nazionale di Formazione (SNF – FIKBMS)Allievi è stato anche il fondatore nel 1972 del Kickboxing Club della Polisportiva Villese di Villa di Serio (Bg) che ha diretto fino al 2008.

 

QUANDO HAI INIZIATO?

Nel settembre del 1968 alla Yamato Damashi con il maestro Ennio Falsoni, negli anni in cui in provincia si praticava solamente il karate.

PERCHÉ HAI INIZIATO?

Innamorato dei libri di Salgari, sono sempre stato attratto dal mondo orientale dal quale derivano la maggior parte delle arti marziali.

COS’È LA KICKBOXING?

La kickboxing è uno sport recente, che nasce nei primi anni ’70, ed è una fusione tra le tecniche di boxe e tecniche derivanti delle arti marziali.

COSA SI FA IN UN ALLENAMENTO?

L’allenamento è grosso modo diviso in 3 fasi: riscaldamento, potenziamento, tecniche specifiche, stretching e defaticamento.

CHE CORSI CI SONO?

Al CUS abbiamo sia i corsi per bambini dai 6 ai 12 anni, corsi per amatori e corsi specifici per atleti agonisti.

A CHE ETÀ SI PUÒ PRATICARE?

Come dicevamo pocanzi, dai 6 ai 70 anni (come il sottoscritto!).

PERCHÉ LA CONSIGLIERESTI?

Perché è un ottimo sport per la preparazione psico-fisica, con la possibilità di imparare tecniche di autodifesa.

QUANDO E DOVE CI SI PUÒ ALLENARE?

Il grosso del club si allena nella prestigiosa sede del CUS di Dalmine, o nelle sedi esterne di Ciserano, Verdello e Pedrengo.

SERVE QUALCOSA DI PARTICOLARE PER PRATICARE?

L’abbigliamento specifico (guantoni, paratibie ecc.) serve solo dopo alcuni mesi di preparazione… all’inizio è sufficiente un abbigliamento comodo per fare sport (maglietta e pantaloncini).

SI PUÒ PROVARE GRATUITAMENTE?

Tutti possono usufruire di una lezione di prova, seguiti da un istruttore qualificato.

QUANDO?

Per i principianti il lunedì dalle 20 e il giovedì dalle 19… Vi aspettiamo!

 

TRX: Esercizi per le gambe

In questo articolo illustreremo qualche esercizio per favorire lo sviluppo delle gambe (e non solo, come sapete), utilizzando il TRX.

Ricordo vivamente che l’utilizzo di tale attrezzo è consigliato a tutti, starà poi alla professionalità di chi vi consiglia, a seconda delle vostre esigenze, prediligere un esercizio piuttosto che un altro.

 

I 5 esercizi che descriveremo sono:

AFFONDO BULGARO

AFFONDO INCROCIATO

AFFONDO STATICO

SQUAT

SQUAT MONOPODALICO

 

AFFONDO BULGARO

Partire con il TRX posto alle spalle, inserire il collo di uno dei due piedi nella fibbia dell’attrezzo, gamba flessa e busto eretto. Da questa posizione, mantenendo una postura corretta, portare avanti il piede appoggiato a terra e scendere piegando la stessa gamba fino a formare un angolo di 90 gradi, mani o sui fianchi o libere (dipende dalla preparazione).

Fare attenzione a non sbilanciarsi in avanti con il tronco e a non oltrepassare con il ginocchio della gamba davanti (quella piegata) la linea dei piedi.

 

AFFONDO INCROCIATO

Posizionarsi fronte al TRX, afferrare con tutte e due le braccia le maniglie, da questa posizione piegate una gamba (quella che resterà avanti) mentre l’altra fletterà il polpaccio indietro per poi  andare ad incrociare posteriormente all’arto in appoggio. Questo esercizio lo si può fare andando ad appoggiare l’arto che incrocia. Non appoggiandolo l’esercizio risulta più complicato.

 

SQUAT MONOPODALICO

L’esercizio è  più  intenso a seconda di quanto vi aggrappate alla corda: questo determinerà  il grado di difficoltà.

Altro elemento di difficoltà dipenderà da quanto più  in basso si porterà il gluteo.

Afferrare le maniglie del TRX con 2 mani e staccare un piede da terra, piegare la gamba fino ad arrivare in accosciata completa mentre l’altra gamba è distesa in avanti (senza farla toccare).

 

AFFONDO STATICO

Partenza con fronte al TRX, gambe in divaricata sagittale (una davanti all’altra), entrambe le mani in presa al TRX, senza spostare i piedi piegare entrambe le gambe fino a formare angoli di 90 gradi, cercare di mantenere il busto eretto.

 

SQUAT TRX

Partenza fronte al TRX, come per uno squat normale divaricate le gambe alla larghezza delle spalle, extra ruotare (aprire) leggermente le punte dei piedi, afferrare con entrambe le mani le corde, piegate fino ad arrivare a portare il bacino all’altezza del ginocchio. Porre attenzione nel non superare con il ginocchio la linea immaginaria delle punte dei piedi.

 

IN CONCLUSIONE mi permetto di dire che la versatilità  di questo attrezzo lo porta all’utilizzo di tutti…da esercizi “facili” e per tutti (quasi) ad esercizi molto difficili e non alla portata  di tutti…..IMPROVVISARE sarebbe la scelta sbagliata….chiedete sempre consiglio.

BUON ALLENAMENTO!

 

Dott. Andrea Cattaneo

Direttore Fitness CUS Bergamo

CONSIGLI UTILI PER IL PERIODO ESTIVO

 

MOLTE persone sono abituate ad allenarsi durante tutto l’anno, e le vacanze estive possono essere un periodo molto proficuo per continuare ad allenarsi e mantenersi in forma.

Con l’allenamento in vacanza non bisogna però  rinunciare anche al meritato RIPOSO.

Allenarsi tutto l’anno fa’ benissimo, ma è indubbio che il corpo  abbia bisogno di riposo: un periodo di sosta può  essere necessario per recuperare da piccoli traumi che un lavoro prolungato genera sui legamenti, tendini e muscoli. Questo può  essere considerato il primo importante consiglio.

Per gli appassionati e fanatici del fitness sfatiamo il tabù che un periodo di riposo possa far perdere tutto quello che durante l’anno avete fatto: gli effetti positivi possono essere mantenuti per diversi mesi. D’estate (secondo consiglio) si può  ridurre la frequenza degli allenamenti, senza diminuire l’intensità… quindi, invece di fare allenamento tutti i giorni, divideteli in 2-3 alla settimana e (terzo consiglio) approfittatene  per tenervi in forma magari praticando uno sport all’aria aperta.

Dal punto di vista puramente sportivo e teorico mi permetto di darvi dei consigli dell’allenamento estivo. Elencheremo dei semplici suggerimenti (che trovate nell’abc dello sport) per fare le cose fatte bene..

 

– Allenatevi nelle ore meno calde.

– Privilegiate un allenamento moderato (utile per tenere sotto controllo i grassi, conservando una buona efficienza degli apparati circolatorio e respiratorio).

– Associate all’allenamento sedute di allungamento (stretch,yoga).

 

Ora qualche consiglio dal punto di vista alimentare (generici ma sempre utili):

– preferire alimenti proteici(utili al mantenimento del tono muscolare);

– fondamentale l’apporto di frutta e verdura ricche di sali minerali vitamine e acqua (che contribuiscono ad idratare il corpo);

– bere almeno due lt d’acqua al giorno (consiglio di bere tante volte in poche quantità);

– limitare l’uso di alcolici.

 

In conclusione, come spesso mi piace fare, per fare le cose fatte bene il consiglio più  grande e importante che posso darvi è  di mantenere un certo EQUILIBRIO in tutto…..questo è  il segreto per un benessere PSICOFISICO.

Dott. Andrea Cattaneo

Direttore Fitness CUS Bergamo

CORE E CORE STABILITY

Il core stability è un sistema motorio creato dal lavoro coordinato e sincronizzato di muscoli e cervello.

Questo sistema viene sempre più studiato e allenato per i suoi enormi benefici sul benessere fisico delle persone e soprattutto sulle performance degli atleti.

 

Il CORE, tradotto letteralmente a NUCLEO, è formato da muscoli che creano una sorta di “casa” intorno alla pancia: oltre ai muscoli addominali (trasverso, retto addominale, obliqui interni ed esterni) abitualmente associati al CORE, costituiscono le fondamenta e le pareti della casa i glutei e le gambe ed infine i muscoli dorsali e lombari tipo multiuso,quadrato dei lombi e gli elettori spinali.

 

Tutti questi muscoli conferiscono al corpo una stabilità al centro, che consente di mantenere una postura corretta e funzionale ai gesti che compiamo tutti i giorni.

 

Il miglioramento del CORE porta a grandi vantaggi:

  • Migliora la presa di coscienza del corpo
  • Migliora il controllo motorio
  • Sviluppa l’equilibrio
  • Previene problemi vertebrali
  • Migliora la stabilità del corpo e dell’esercizio fisico in generale

 

Oggi il CORE STABILITY (stabilità del CORE) è inserito praticamente in tutti i programmi rieducativi (non solo quelli del tronco, ma anche in quelli alle estremità); inoltre tutti gli atleti professionisti (dove una parte dell’allenamento è dedicata solo a quello) e gli amatori la allenano.

 

Insomma, la core stability è diventata ormai un complemento necessario degli allenamenti di tutti gli sport, e di conseguenza anche nel fitness.

 

Dott. Andrea Cattaneo

Direttore Fitness CUS Bergamo